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Credo in Stefano Bonaccini e lo sostengo: vada avanti perchè è onesto

15.09.2014 – L’impressione di questi giorni è quella di vivere costantemente in un corto circuito tra poteri dello Stato. Sono convinta che gli atti della magistratura bolognese siano il frutto del lavoro condotto scrupolosamente da parte dei magistrati. Hanno però influenzato tante coscienze per cui, credendo nel principio di responsabilità, penso che chi è stato chiamato a contribuire alla guida delle comunità debba parlare per primo. Per questo sento il dovere di chiarire cosa penso di quello che è avvenuto.

Sono al fianco di Stefano Bonaccini dal momento in cui si è candidato alle primarie. Anzi, lo sono stata anche prima cercando di influire sulla sua decisione di scendere in campo e oggi sono più che mai convinta che la mia scelta sia corretta.
Bonaccini ha chiesto di essere ascoltato dai magistrati, a cui ha risposto in modo dettagliato. Mi fido di lui. E credo che possiamo farlo tutti. Lo credo perché ho condiviso con Stefano la battaglia per la riduzione dei costi della politica in Emilia-Romagna.

Quando il governo Monti ha cercato, tra le esperienze regionali, quella più adeguata su cui costruire i valori dei costi standard, ha guardato all’Emilia attingendo dalle nostre norme i passi fondamentali per uniformare le altre Regioni. Con Stefano, in qualità di segretario regionale del PD, ho condiviso la battaglia per l’abolizione del vitalizio in Regione. In molti, come anche lui, abbiamo deciso di privarcene da subito, senza attende la prossima legislatura quando la norma avrà effetto per tutti gli eletti. Con Stefano abbiamo condiviso di tagliare le indennità e contenere al minimo le spese di rappresentanza e di funzionamento della macchina regionale.
Tutti temi che sottolineo per chiarire di cosa stiamo discutendo. Le scelte politiche assunte dicono tanto dei valori di chi le ha prese. E chi vede lesa la propria onestà e dignità da indagini che scaturiscono dall’obbligatorietà dell’azione penale (pare che l’inchiesta sia stata avviata a seguito di esposti di esponenti di movimenti politici), deve almeno avere la possibilità di discolparsi con pienezza.
Non si sceglie di stare con i cittadini aumentandosi le diarie. Si sta con il popolo tagliando i privilegi, lavorando per la comunità. E anche, come ha fatto Bonaccini, usando una Seat Ibiza con quasi 400 mila km per spostarsi.

Non voglio questionare sul lavoro delle toghe che riguarda tutti i gruppi dell’Assemblea legislativa. Voglio però rilevare alcune questioni importanti.

La prima riguarda la stampa. Siamo passati da titoli come “Pd nel caos indagati otto consiglieri e tutti i candidati alle primarie”, sino al più riflessivo “Accuse per 4000 euro in 19 mesi”. Forse il rapporto tra notizie e allarmismo andrebbe valutato meglio.

La seconda riguarda la modalità del fare politica. Il cortocircuito a cui accennavo è alimentato dalla nebbia del discredito che si alza tra i molti esposti presentati in procura dai movimenti populisti. L’esposto come “altra” modalità di lotta politica incancrenisce un sistema in cui, comunque, la politica è debole. Quando c’è del malaffare gli esposti sono obbligatori. Ma quando sono prodotti con il “copia e incolla” con il solo scopo dell’iscrizione dell’amministratore nella lista degli indagati per lucrare sul suo discredito, allora la politica muore.

La terza riguarda la macchina burocratica e la magistratura. Chi gioca in favore del discredito ha molte più carte di chi cerca di arginarlo. Tra queste, la più esplosiva è forse la lentezza asfissiante della macchina giudiziaria. Riformare la giustizia è obbligatorio. Dare giustizia è l’elemento costitutivo degli stati moderni. Il Governo Renzi sta lavorando a una riforma organica, compiuta e seria. E’ necessario che un creditore non debba soccombere di fronte a un debitore fallendo prima che un giudice abbia fissato un’udienza per il legittimo risarcimento dei propri diritti. E’ fondamentale che una persona accusata di un reato possa vedere concludere il giudizio in tempi umani. Si perde la democrazia un pezzettino per volta se la macchina giudiziaria non risponde alle necessità.
Stefano Bonaccini uscirà da quest’indagine più forte di prima, dimostrerà di aver ben utilizzato i fondi pubblici. Mi chiedo però chi gli crederà se non rifletteremo su cosa significa essere un amministratore esempio per tutti.

Riferendomi alla mia attività, mi domando se può bastare aver rinunciato al vitalizio, aver avuto il “bollino” del consigliere regionale Favia sul mio buon uso dei mezzi regionali, sui 150.000 Km percorsi con la mia auto personale, sull’attenzione a separare i costi inerenti il mio incarico di assessore da quelli di partito. Se è giusto interpretare il ruolo di amministratrice come sempre presente sui territori, perché le scelte siano assunte con le comunità e non a Bologna… In tal caso i costi sono diversi, è ovvio!

Queste sono le domande che si è sempre fatto anche Stefano Bonaccini e gli iscritti del PD hanno potuto misurare in questi anni il suo esempio di sobrietà. Per questo lui mi convince e lo sostengo, e anche oggi gli ho detto: “Vai avanti a testa alta”. Sono convinta che solo l’esempio e solo i buoni esempi potranno produrre il cambiamento del Paese e riportare la fiducia dei cittadini alla buona politica.

Paola Gazzolo
Assessore regionale a sicurezza territoriale e protezione civile

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