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Mirandola, in salvo opere d’arte simbolo della città

I Vigili del fuoco lavorano sulle tombe dei Pico, rimuovono tele antiche e crocifissi
 Le tombe della famiglia dei Pico, le lapidi, le tele barocche, il crocifisso ligneo, l’antichissima statua della Madonna, e le altre reliquie che hanno fatto la storia di Mirandola. I Vigili del fuoco hanno iniziato questa mattina, 22 giugno, le delicatissime operazioni di recupero dei beni storico-artistici intrappolati tra le macerie delle chiese di San Francesco e del Gesù, nel centro storico della cittadina modenese devastata dal terremoto del 20 e 29 maggio.

Hanno dato il via alla messa in sicurezza della facciata di San Francesco: una delle più antiche chiese francescane d’Europa (è del 1200), che, come fa sapere l’assessore alla Cultura del Comune di Mirandola, Caterina Dellacasa, “ha dei danni strutturali terribili” e tra le ipotesi future “non si esclude la demolizione”. Sebbene la facciata sia rimasta in piedi, infatti, il tetto e una delle due navate sono interamente crollati. La navata meno danneggiata ospita quattro tombe monumentali della famiglia dei Pico, tra cui quella di Giovan Francesco, nipote del più noto filosofo Giovanni. L’obiettivo dei pompieri è estrarle, dopodichè il Comune penserà a un progetto ad hoc assieme alla soprintendenza ai Beni culturali. Tra le macerie della chiesa di San Francesco si scava anche per tirare fuori la pregiata tela di Sante Peranda, pittore di corte dei Pico, raffigurante il santo che riceve le stimmate.

Non lontano dalla quella duecentesca, sorge la più recente chiesa del Gesù, voluta dalla famiglia dei Pico, sempre nel cuore della zona rossa di Mirandola. Qui i danni strutturali “sono meno preoccupanti”, spiega l’assessore. I Vigili del Fuoco si devono calare dall’alto, passando attraverso il tetto sfondato, per recuperare il crocifisso ligneo (debitamente imbragato) e la statua della Madonna. Dal convento adiacente, invece, portano fuori una grande quantità di tele, di cui molte dell’epoca barocca.

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