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Sequenza sismica sull’Appennino bolognese: nessun danno, né richiesta di intervento

Bologna – Nessun danno, né richiesta di intervento ai vigili del fuoco e al sistema regionale di Protezione civile durante la sequenza sismica in atto nell’Appennino bolognese, in particolare nei Comuni di Monterenzio, Pianoro, San Lazzaro, Ozzano dell’Emilia, Loiano, Fontanelice, Castel del Rio. A partire da sabato 29 maggio (ore 23.48) sono state dieci le scosse registrate dalla rete sismica dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia; la più significativa, che si è verificata il 30 maggio alle 18.10, ha fatto registrare una magnitudo pari a 3.2 gradi Richter.

La distribuzione delle scosse comprende una porzione di territorio pari a circa 150 chilometri quadrati, a una profondità compresa tra i 25 e i 30 chilometri. La sequenza si colloca in all’interno di un’attività sismica che, negli ultimi due mesi, ha generato oltre un centinaio di micro-terremoti, registrati solo dalla strumentazione.
Rispetto all’intera sequenza, solo la scossa di maggiore magnitudo – che si è verificata alle 18:10 di domenica 30 maggio – è stata avvertita da cittadini che abitano ai piani alti di alcuni edifici. Non sono stati segnalati danni, né sono state fatte richieste di intervento da parte dei vigili del fuoco e del sistema regionale di Protezione civile. Anche sulla base delle indicazioni dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, la zona interessata dalla sequenza sismica viene considerata a media pericolosità (zona 2) ai fini dell’applicazione della recente normativa italiana in materia di edificazione in aree sismiche. Pertanto, il direttore dell’Agenzia di Protezione civile dell’Emilia-Romagna, Demetrio Egidi, ritiene che l’attività sismica in corso possa considerarsi “fisiologica”.

 

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