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La Terra in mostra. In Regione c’è il nuovo Museo Giardino geologico “Sandra Forni”

Bologna – Le rocce più vecchie sono i gessi della Val di Secchia che hanno 250 milioni di anni, le più giovani sono quelle gialle del bordo dell’Appennino con i loro 500 mila anni d’età. La Regione Emilia-Romagna ha inaugurato oggi un nuovo giardino geologico all’aperto e un museo all’interno della Terza torre (in viale della Fiera, 8) che raccontano la storia della regione attraverso le sue pietre e il suo territorio.

Il Museo-Giardino geologico “Sandra Forni” è nato da un’iniziativa del Servizio geologico sismico e dei suoli ed è aperto al pubblico (su prenotazione).
“E’ la possibilità di fare una passeggiata nel tempo”, ha sottolineato l’assessore regionale alla sicurezza territoriale Paola Gazzolo durante il taglio del nastro, insieme alla vice presidente della Giunta Simonetta Saliera e all’assessore all’agricoltura Tiberio Rabboni. “Il museo e il giardino permettono di conoscere le tappe fondamentali della storia geologica del nostro territorio”, ha aggiunto. “Abbiamo dato attenzione ai bambini e alle scuole, con spazi e spiegazioni a loro dedicate, perché è importante diffondere una cultura dell’ambiente attraverso la conoscenza, perché questo significa rispetto e sviluppo sostenibile e perché il suolo è uno dei beni più preziosi dell’umanità”.
Il Museo-Giardino è dedicato a Sandra Forni, collaboratrice del Servizio geologico sismico e dei suoli prematuramente scomparsa nel 2005. “Questo spazio testimonia l’amore per il proprio lavoro – ha detto Saliera -, è intitolato a Sandra Forni che io ho conosciuto in gioventù: una persona molto rigorosa nel lavoro e molto generosa nella vita. Oggi è una giornata emozionante e piena di ricordi che dedichiamo alla città”.
Il giardino all’aperto e il museo allestito all’ingresso della torre sono organizzati lungo un percorso che illustra la storia geologica della regione e termina con un pannello sul futuro, per immaginare come sarà il mondo tra 50, 150 e 250 milioni di anni quando, secondo i più recenti studi, ci sarà di nuovo un unico grande continente.
Vi sono raccolti esemplari di rocce, minerali, fossili e suoli selezionati in 30 anni di rilevamenti svolti dal servizio regionale. I minerali più rari e di straordinaria bellezza sono stati donati o acquisiti da collezionisti e provengono da miniere, in gran parte oggi chiuse, di tutto il mondo: dalla Nuova Zelanda, all’Afganistan, al Marocco. Tra i materiali più preziosi conservati nel museo spiccano un topazio, una pepita d’oro e rocce di zolfo. Nel giardino geologico si possono, inoltre, ammirare rocce provenienti da tutta la regione (pietra di Bismantova, graniti e gessi) e dall’Italia: dalle Alpi apuane al Vesuvio. Da gennaio, inoltre, gli spazi saranno arricchiti con materiali provenienti dall’Antartide e dedicati all’energia del sottosuolo.
Le scuole e le associazioni interessate a visitare il Museo-Giardino possono telefonare dal 1° marzo al 30 ottobre di ogni anno allo 051 5274792 e prenotare una visita guidata./BG

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